Tamburo meccanico a manovella di Leonardo
(Collezione privata di Denis Biasin)

Tamburo costruito da: Mario Buonoconto
Pelle naturale: Stefano Principini
Cerchio e studio del meccanismo: Girolamo Covolano
Tiranti, blocchetti, costruzione e montaggio del meccanismo con messa a punto: Renzo Corazza
Il tamburo meccanico a manovella si basa sul disegno del Codice Atlantico f.984r (335r-C) e rappresenta la versione “stazionaria” o manuale del progetto di Leonardo. Mentre la versione a traino era pensata per le parate militari, quella a manovella evidenzia ancora di più la precisione del meccanismo a camme.
Com’è fatto e come funziona
Il genio di Leonardo sta nell’aver trasformato il movimento rotatorio delle ruote in una sequenza ritmica automatizzata.
- Il carrello: lo strumento è montato su un carrello a due ruote. Può funzionare in due modi:
- In movimento: trainato da un cavallo o da un soldato, il movimento delle ruote aziona i meccanismi.
- Da fermo: utilizzando una manovella laterale.
- I cilindri programmatori: il cuore del meccanismo sono due grandi cilindri verticali rotanti. Sulla loro superficie sono inseriti dei pioli, o tacche.
- I martelletti, o battitori: ci sono cinque martelletti per lato, dieci in totale. Quando i cilindri ruotano, i pioli sollevano le leve dei martelletti contro la resistenza di una molla; una volta superato il piolo, la molla scatta e fa colpire il tamburo al martelletto.
- La “programmazione”: spostando i pioli sui cilindri, è possibile cambiare il ritmo e la sequenza dei colpi, proprio come accade nei cilindri dei moderni carillon o negli organi meccanici.
Il concetto di “camma”
In questo disegno, Leonardo utilizza quello che oggi chiamiamo asse a camme.
È lo stesso principio che permette alle valvole del motore di un’auto moderna di aprirsi e chiudersi al momento giusto. Per Leonardo, il tamburo non era solo uno strumento, ma un esperimento su come trasformare un moto rotatorio continuo in un moto alternato e intermittente perfettamente temporizzato.
Il tamburo meccanico di Leonardo da Vinci, descritto nel Codice Atlantico, è uno dei primi esempi di macchina programmabile della storia.
Sebbene possa sembrare un semplice strumento musicale, l’intento di Leonardo era probabilmente legato a contesti militari o cerimoniali: il ritmo costante e potente dei tamburi serviva a coordinare le truppe in marcia o a intimidire il nemico.
“Programmazione” musicale
L’aspetto più affascinante della versione a manovella è la possibilità di studiare il ritmo:
- Variazione del ritmo: cambiando la posizione dei pioli lungo le scanalature del cilindro, Leonardo poteva creare ritmi sincopati, marce regolari o rulli di tamburo.
- Velocità: l’operatore può decidere il BPM, cioè i battiti per minuto, semplicemente accelerando o rallentando la rotazione della manovella.
Confronto tra le versioni
- Fonte di energia: movimento delle ruote del carro.
- Utilizzo previsto: marce militari per intimidazione.
- Complessità: alta, con asse differenziale.
- Stabilità: soggetta alle asperità del terreno.
La particolarità
Poiché il tamburo di Leonardo è considerato l’antenato del carillon e dei pianoforti meccanici, è stata realizzata una ricostruzione specifica del modello a manovella proprio per mostrare l’origine della “musica programmata”.
Un piccolo consiglio tecnico
La particolarità che distingue questo tamburo è la possibilità di accordarlo da sotto e di osservare il movimento dei cilindri, che sono intercambiabili oppure dotati di pioli spostabili per ottenere rullate diverse: intermittenti, continuative o sincopate.
Quello è il momento in cui si capisce che Leonardo non stava solo costruendo un tamburo, ma un vero e proprio computer musicale analogico.
Perché è un’invenzione brillante?
Oltre all’aspetto musicale, il tamburo meccanico rappresenta un concetto ingegneristico avanzato per il XV secolo:
- Automazione: riduce l’errore umano, perché un batterista stanco potrebbe perdere il tempo.
- Versatilità: è una macchina multifunzione che separa la fonte di energia, cioè il movimento del carro, dalla logica del compito, cioè il ritmo impostato sui cilindri.
Curiosità: molte repliche moderne di questo tamburo sono esposte nei musei dedicati a Leonardo.